Nell’ambito della cinofilia sono diffuse da anni in tutto il mondo alcune bellissime attività sportive (agility, utilità e difesa, ecc.) dove l’animale deve eseguire a comando una serie di attività in compagnia del suo conduttore. Tali attività, in linea teorica divertenti e utili per sviluppare talune competenze e attitudini dell’animale, possono però divenire un vero e proprio calvario qualora vengano utilizzati metodi estremamente coercitivi per l’apprendimento degli esercizi eseguiti nel corso delle gare. A tal proposito sono giunte numerose segnalazioni sul fatto che nella fase addestrativa e durante le gare, alcuni individui senza scrupoli utilizzerebbero sistemi addestrativi estremamente violenti nonché farmaci per incrementare le performance fisiche dei cani. Tali azioni sconsiderate sono in grado di provocare danni psicologici e fisici permanenti e talvolta anche la morte dell’animale. Per tale motivo Rivoluzione Animalista, a partire dal gennaio 2021, ha creato un apposito dipartimento interno al Partito (Dipartimento Allevamenti e Sports cinofili) ed ha attivato un’indagine conoscitiva (tuttora in corso) sull’attività di sport che coinvolgono i cani, al fine di verificare l’eventuale presenza di maltrattamenti e comportamenti che comunque possono essere pericolosi per la salute psicofisica degli animali. Un obiettivo è anche quello di individuare compiti e responsabilità degli Enti che in Italia governano le attività di Cinofilia e di apportare delle modifiche all’attuale normativa in tema di maltrattamento degli animali, inserendo degli articoli specifici sugli illeciti nell’ambito della cinofilia sportiva, fino a giungere, se necessario, al divieto di talune attività sportive troppo rischiose e stressanti per gli animali. In effetti, l’osservazione diretta di questo settore sportivo, ma anche le numerose segnalazioni che sono giunte alla sezione di Rivoluzione Animalista che si occupa di Cinofilia, hanno prospettato la forte sensazione che, a fronte di un gran numero di appassionati sportivi che operano nella legalità e che sono attenti al benessere psicofisico dei loro animali, ci sono delle persone che invece, pur di raggiungere brillanti risultati sportivi, non esitano a utilizzare strumenti estremamente coercitivi sugli animali che poi portano in gara. Ad esempio, alcuni addestratori e alcuni praticanti di sport cinofili del genere I.G.P. (Internationale Gebrauchshunde Prüfungsordnung), specialità che conta in Italia numerosi appassionati, sembrerebbe siano avvezzi all’utilizzo disinvolto di collari elettrici del tipo teletac che somministrano scosse elettriche di alta intensità, di collari con le punte rivolte verso il corpo dell’animale e di frustini di varie fogge con cui l’animale viene ripetutamente picchiato qualora sbagli l’esercizio. Dall’indagine di Rivoluzione Animalista è emerso inoltre che a causa delle sempre più rigide valutazioni nei punteggi di gara sarebbe abbastanza diffuso un “disinvolto” utilizzo di farmaci stimolanti e anabolizzanti (reperiti nel mercato illegale o attraverso veterinari compiacenti) per migliorare le prestazioni dell’animale e la sua resistenza in gara, farmaci che sono in grado di provocare danni enormi per la salute del cane. Anche lo svolgimento di gare nel periodo estivo con temperature estremamente elevate, pur di rispettare le programmazioni sportive, sarebbe una pratica abbastanza diffusa. Il dubbio che si è posto quindi il Partito Rivoluzione animalista è, alla luce del fatto che per raggiungere alcuni risultati agonistici taluni personaggi potrebbero provocare delle sofferenze e dei danni rilevanti per la salute del cane, se esiste in primo luogo una possibilità concreta di controllo e vigilanza sulle attività sportive che vengono svolte con i cani o se, qualora fosse estremamente difficile questo genere di controllo, sia invece opportuno nell’epoca attuale mantenere e continuare a svolgere questo tipo di attività sportiva (o per lo meno a dei livelli così estremi) che, in alcune nazioni europee, è stata già messa al bando proprio per i rischi che corrono gli animali utilizzati. Uno degli interrogativi che si è posto il Partito Rivoluzione Animalista è se l’E.N.C.I., l’ente nazionale cinofilia italiana e le società specializzate nelle singole razze canine come ad esempio la S.A.S. (che si occupa di pastori tedeschi) o la C.A.P.B. (che si occupa di pastori belgi) siano o meno a conoscenza dei metodi che alcuni degli addestratori e conduttori (che partecipano poi alle gare organizzate o supervisionate da tali Enti) utilizzerebbero per addestrare il cane e per raggiungere poi in gara elevati risultati sportivi e, soprattutto, se esiste un’attività di vigilanza da parte di questi Enti sui loro associati che svolgono attività sportiva con i cani. Del resto, dagli stessi ambienti della cinofilia sportiva sono emersi degli interrogativi circa l’estremizzazione di alcune attività agonistiche e il rischio che il benessere degli animali possa passare in secondo piano in favore di un risultato sportivo. È realmente possibile giungere agli standard che sono attualmente richiesti e attualmente richiesti nelle gare con i cani senza utilizzare metodi coercitivi che possono provocare dei danni fisici e psicologici agli animali?  È realmente possibile che il cane in gara raggiunga e mantenga dei risultati altamente competitivi senza utilizzo di sostanze dopanti e senza l’utilizzo di farmaci che possono essere dannosi per la sua salute? È realmente possibile che i cani che non sopportano questo tipo di addestramento diventino poi instabili psicologicamente o fragili fisicamente (soggetti a svariate malattie) e vengano messi da parte (leggasi abbandonati o soppressi) da chi fa questo tipo di sport? All’interno della comunità che svolge attività sportiva con i cani sono quindi nati degli interrogativi pressanti su quanto questo tipo di sport si sia spinto troppo avanti e quanto per ottenere certi risultati i cani debbano sopportare delle attività coercitive e quindi delle forme di maltrattamento. Anche alcuni famosi sportivi internazionali (alcuni dei quali hanno vinto diversi titoli mondiali IGP) stanno cominciando ad avere delle “crisi di coscienza” e stanno affermando che il livello di coercizione necessario per portare i cani a certi risultati è diventato eccessivo e che forse bisognerebbe fare un passo indietro e tornare a forme di attività addestrativa meno dure, probabilmente rinunciando a certi risultati sportivi, ma sicuramente salvaguardando la salute psicofisica del cane. Alcune nazioni europee, come ad esempio la Norvegia, stanno abbandonando le gare I.G.P. proprio perché ritengono che la violenza a cui vengono sottoposti i cani in addestramento e in gara non sia giustificabile in una attività sportiva. Non si tratta infatti di cani con funzioni operative nelle forze armate o che devono salvare vite umane dove l’uso della coercizione potrebbe al limite essere in parte giustificato dalle imprescindibili esigenze di impiego dell’animale e per il fatto che un ipotetico errore di quella tipologia di animale potrebbe portare a conseguenze gravi, ma si tratta di contesti sportivi dove l’obiettivo finale è la gloria del conduttore (al cane delle coppe e delle medaglie non interessa molto) e il rinforzo del grande giro di denaro che ruota intorno alla cinofilia sportiva. Per i motivi sopra rappresentati, il Segretario Nazionale di Rivoluzione Animalista Gabriella Caramanica ha inviato (con data ufficiale della PEC 20 luglio 2021) una comunicazione urgente al Presidente dell’ENCI Dino Muto in cui si chiedono chiarimenti, sperando in rassicurazioni e smentite.  Coloro che volessero aiutare il Partito Rivoluzione Animalista nella sua indagine sulla Cinofilia Sportiva, fornendo informazioni, idee, esperienze dirette (di cui si garantisce l’assoluta riservatezza sulla fonte), proposte, può aiutarci inviando una mail indirizzata al Dipartimento Allevamenti e Sports cinofili, utilizzando la mail rivoluzioneanimalista2@gmail.com . Ogni elemento raccolto sarà utilissimo e tenuto in debita considerazione per tutelare la salute animale (ed elevare il livello di etica) nelle meravigliose attività sportive che coinvolgono i cani e per orientare il nostro lavoro di revisione normativa.

Roma, 20 Luglio 2021

Marco Strano, Presidente del partito Rivoluzione Animalista

Gabriella Caramanica, Segretario Nazionale del partito Rivoluzione Animalista

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